news

RomaInJazz

 


Canzone d’autore o Voce che inventa Canzoni? Meglio: una Voce che canta tutto quel che le appare, d’un fiato, scivolando sulle note, improvvisando ciò che è più imprevedibile. Lisa Maroni “parla” del fascino, del particolare fascino che su una vocalist può esercitare la poesia della Bossa, del Samba Triste, della dizione e del canto postmoderno (“The Call”), del moderato musicale nella sospensione elegiaca di una Partenope stilizzata nella Magna Grecia mistica e omerica “d’o’ munno strano”(“Al tramonto”), nel vento maghrebino e brasileiro di “Intro”, nelle movenze bahiane e latinoamericane di Caetano Veloso e Maria Bethania (“Song Inside”), nell’estetica mossa, commovente, delicata e fragile di Michel Petrucciani (“Lullaby”). Lisa Maroni inventa note flessibili nel bellissimo sognare del primo Pat Metheny, vola alta nei colori intensi e discreti della magnifica fluidità di uno dei più sensibili cantanti contemporanei qual è Pedro Aznar (“Mas Allà”), introduzione india e amazzonica alla fantasia brevissima e improvvisata di “India Caeté na Umbria”, esecuzione senza partitura e movimento costante per un’Intuizione energica e tropicalista. “In due s’intuisce un Terzo Senso”, a noi sembra suggerire il nome dell’album. Nel duo piano-voce sembra esprimersi l’idea equatoriale della sinergia fra due Soggetti Musicali, narrata in un Sentimento del Tempo che guarda attento, come imprescindibile punto di partenza, ad un’avventura umana al di là da finire. Così come per le pagine del cuore di Lisa Maroni e Alessandro Bravo, Jorge Amado, squisito narratore della “brasilidade negra”di Bahia , scrisse: “ Voglio solo raccontare delle Cose, alcune divertenti altre malinconiche, proprio com’è la vita. La vita, che breve navigazione a vista!”.

 

http://www.romainjazz.it/recensioni/1490

 

 

 

Fabrizio Ciccarelli, Roma in Jazz