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L’Isola della Musica Italiana

(..) Ascoltando il disco ci si accorge come questa artista abbia voluto rendere partecipe l’ascoltatore del proprio mondo
interiore, delle proprie viscerali passioni per la cultura brasiliana in primis, ma non solo. Ne è nato un disco che è luogo
di incontro di varie lingue dal portoghese, all’italiano
. Un album interessante, interamente registrato in Brasile,
che ci rivela una grande interprete.


È il primo disco da solista di Lisa Maroni, un’artista non nuova né ad esperienze discografiche - basti pensare come
il suo brano Por-do-Sol cantato con i Cellar 55 sia entrato a far parte di prestigiose compilations come Buddha Bar (vol. 6),
Outro Brasil, Undiscovered Ibiza
- né ad intense attività concertistiche come quella con il progetto Nu-jazz “Ostinato”
del sassofonista e compositore Andrea Belli.

Il titolo del disco può sembrare una contraddizione di termini: da un lato l’espressione “auditorio” che da subito l’idea
di un qualcosa di pubblico e dall’altro “intimo” che ci porta a pensare ad un qualcosa di più riservato e privato.


In realtà ascoltando il disco ci si accorge come questa artista abbia voluto rendere partecipe l’ascoltatore del proprio mondo interiore, delle proprie viscerali passioni per la cultura brasiliana in primis, ma non solo. Ne è nato un disco che è luogo
di incontro di varie lingue dal portoghese, all’italiano di Nuova luce all’orizzonte e Sicily fino ad approdare all’inglese
di Brother breath e di vari stili musicali che fondono jazz, brasilian jazz, fusion, ma anche la nostra canzone d’autore.

In questo lungo percorso musicale Lisa è stata affiancata da validi musicisti come il percussionista Ricardo Janotto,
il pianista Fabio Picchiàmi, il contrabbassista Glauco Solter e il batterista Endrigo Bettega (sezione ritmica del celebre
trombonista Raul De Souza). Ne è uscito un album interessante, interamente registrato in Brasile, che ci rivela una grande
interprete nel caso di canzoni come Looking up e di Sicily: la prima è una splendida composizione di Michel Petrucciani
cui Lisa ha donato i colori della sua voce cantando un testo in portoghese da lei composto, e che così diventata
Olha Pra Cima; la seconda un’indimenticabile e suggestiva canzone la cui musica è stata composta da Chick Corea
e resa famosa da Pino Daniele. Lisa si dimostra comunque anche un’ottima compositrice, e brani come Nuova luce all’orizzonte, Quem oppure Brother breath sono lì a testimoniarlo.


Penso però che sia Essa mulher, una poesia di Ana Terra con musica di Joyce, a rappresentare più di tutte le altre canzoni
lo spirito del disco, con quei rumori provenienti da una cucina pienamente vissuta, una mamma che canticchia, il tintinnare
di mescoli e posate, lì davvero si può dire di essere entrati in pieno nell’intimità dell’artista, perché è un po’ come se fossimo presenti anche noi in quella cucina, dove con le proprie mani ci confeziona splendidi piatti, delizie che ci fanno pendere
dalle sue labbra un po’ come quella bambina che sempre in questo brano, a fine traccia, chiama dolcemente la mamma.


fonte: www.lisolachenoncera.it


Fabio Antonelli, L’Isola della Musica Italiana